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venerdì 24 agosto 2012

IL COLORE DELLA NOTTE


 IL COLORE DELLA NOTTE

Potrebbe anche stupire chiunque abbia posto dei paletti al proprio modo di considerare l’esistente, che un sacerdote (musico musicista, compositore di venti opere di musica liturgica, di sedici opere liriche, di ottantacinque duetti da camera , vissuto dal 1655 al 1728) sia rimasto per diversi secoli “oscurato” (si, proprio questa è la parola giusta: “oscurato”). Trattasi di Agostino Steffani (recentemente. riscoperto da Cecilia Bartoli, non nuova ad imprese del genere, ed il cui album/disco “Mission”, ed Decca, sarà in commercio dal 24/9), Ebbe ai suoi tempi periodi di notorietà, ma attualmente trovasi in una singolare “nebulosa informativa” (nulla avviene senza una ragione e senza uno scopo). Ebbe a svolgere attività di sacerdote, di diplomatico, forse di spia (trattandosi di un cattolico, inviato in missione ufficiale in un paese protestante: la corte di Vienna). Per l’italica gens trattavasi di un compositore tedesco. Per i tedeschi era un compositore italiano. (Si perpetuava in tal modo quello, che dall’epoca napoleonica,  era avvenuto per il “mal cortese” (la sifilide). Che, in Italia era denominato “mal francese” ed in Francia “mal napoletano”. Ed anche recentemente la vicenda, nel suo complesso, nella attuale giornalistica  messa in luce di intrighi e sospetti sulla S. Sede, hanno sospinto una scrittrice giallista (Donna Leon), notissima all’estero ma sconosciuta in Italia, ad inserire lo Steffani in una sua trama nel romanzo “I gioielli del Paradiso”, da poco tempo in circolazione (all’estero).
C’è solo da chiedersi come,occupato in tutte le attività sopra descritte, lo Steffani abbia potuto anche occuparsi di musica, cioè di arte. E quale affinità, complementarietà o compatibilità possa ipotizzarsi tra la sua attività sacerdotale e le sue composizioni musicali che, come quello che accompagna il post, riguardano messe in scena ed esistenze umane fastose, che mal si conciliano con i principi di una buonistica religiosità catechistica ( costruita da precetti e ritualistiche ripetute ed, a volte, anche corrette. Come ad es. la funzione domenicale). Ma proprio questo è il “miracolo” dell’arte. Mediante la quale è possibile penetrare in qualsivoglia dimensione, godendone, senza rimpianti e con una partecipazione senza colpe. Perché l’arte (e la musica con essa) riscalda l’animo ed, a volte, anche il cuore. Che è ciò che ritiene anche A. Blok (il grande poeta russo) quando osserva ( in “come è penoso andare tra la gente”; cfr. il post precedente) : “ che il mulinello dell’essere, solo nei riflessi dell’arte l’uomo vede”. Ed a volte, fa sembrare la notte meno buia.

 Bluewind

 

 

mercoledì 6 giugno 2012

COSE DEI NOSTRI GIORNI


COSE  DEI  NOSTRI  GIORNI

L’Articolista si era “ appisolato “davanti la TV. Durante l’intervista del Direttore del TG al Segretario di Stato Vaticano. Ed aveva, in sogno, rivisto l’analoga intervista che, da bambino, aveva seguito alla TV, allora in bianco e nero. Notando che nulla era cambiato da allora tranne il colore. Gli stessi visi compunti. Le sembianze del Direttore del TG protese nell’” annuire in sincrono con l’intero suo corpo” e “volte a favorire le risposte”. Le domande fin troppo “felpate”  sembravano fuoriuscire dal Direttore del TG che appariva pervaso da una quasi trascendentale beatitudine.  Risvegliatosi l’Articolista (cfr l’articolo in prima pagina de “La Stampa” del 5/6/2012) aveva notato, tra sè e sè, che , a parte il colore, nulla era televisivamente cambiato per ciò che concerne la “sudditanza del TG1 al Vaticano”  Ma, evidentemente, non occorreva appisolarsi per constatarlo. E forse, non se ne sarebbe neanche accorto se, allora come oggi, avesse cambiato canale. Ma forse il telecomando non gli funzionava. (Ovviamente quello del televisore. Che è l’unico che, a volte, non funziona).  Torniamo a noi. Cioè alla visita del Ministro Elsa Fornero all’Ufficio di collocamento della Sua città. Ove aveva steso la Sua mano, con un gesto di simpatica ed istituzionale fraternità, ad un giovane disoccupato di 20 anni, da qualche tempo in attesa.  Quest’ultimo (scrive l’Articolista, su “ La Stampa “ del 6/6/2012) aveva “eroicamente resistito al richiamo della buona educazione che gli suggeriva di alzarsi in piedi”. Si era diplomato presso l’Istituto alberghiero ed avendogli fatto notare, la Fornero, che solitamente nel settore vi sono buone possibilità di occupazione, Le avrebbe risposto “Ma a me non piace lavorare la sera, mentre gli altri escono”. (Infatti, da sempre, alberghi e ristoranti hanno la pessima abitudine di servire la cena all’ora di cena). Di quì il giornalisticamente risentimento dell’Articolista. Secondo il quale questi giovani farebbero “pena”. Ed esprimendo altresì  l’auspicio che la vita tolga in fretta  al giovane alberghiero” la seggiola da sotto il sedere. Una bella culata sul pavimento potrebbe ancora avere effetti miracolosi sul suo carattere”. Ma nessuno dei due (Ministro ed Articolista) si è accorto che la risposta del giovane disoccupato era pervasa, nella sua apparente assurdità, da un senso di tragica, sofferta ironia. Poiché se si trovava in attesa presso l’Ufficio di collocamento, risultava evidente che ciò avveniva perché un’occupazione non l’aveva trovata e la stava cercando. Ed anziché rispondere ad una domanda che richiedeva, implicitamente, una risposta ovvia, aveva preferito utilizzare una risposta, che in quanto paradossale, non poteva che essere, evidentemente e quasi elegantemente, ironica. Ma nessuno dei due se ne era accorto. E questo è tutto (per oggi).

Westwind

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