E’ stato il cantore del mito. Di quello remoto (Itaca ed altri ancora) che Lui tendeva ad attualizzare e
trasfondere nella nostra povera realtà di tutti i giorni. E del mito che Lui
stesso ricreava, ex novo, con i Suoi brani (Piazza grande e numerosi molti altri). Adesso Lui stesso è divenuto
un mito. Fino ad ora ci ha accompagnato nei nostri momenti di vita. In quelli
felici (pochi ) ed in quelli tristi (molti). Ma ci accompagnerà ancora…… Nel prosieguo…..
Con il consueto stile giornalistico
Gramellini ( su la “Stampa” del
29/02/012) bacchetta i Suoi Colleghi, editorialisti del “Giornale “ e di “Libero”
per aver costoro pesantemente ironizzato sulla vicenda del NO TAVarrampicatosi su un
traliccio elettrico ed attualmente in coma. WW condivide tale (a dir poco) dissenso dell’amico Gramellini,
in quanto ritiene che si deve sempre avere rispetto per il dolore e con esso
per la vita di chicchessia. Ma non crede di dover esprimere alcuna meraviglia
per ciò che sembra essere una costante piuttosto consueta della nostra esistenza
collettiva.Che è il NON SENSE. E cioè la battuta, la
vicenda, l’atteggiamento, l’azione poste in essere senza neanche una apparente
razionalità. Prive di un sensato fondamento logico E che quindi risultano sostanzialmente fine a se
stesse. Esemplificativamente si può iniziare dagli “otto milioni di baionette” (ammesso che siano mai esistite) . Come
se le guerre si vincessero a baionettate. Ed a proseguire conle scarpe di cartone, fornite in dotazione ai nostri militari inviati
in Russia ed in Albania. Si potrebbe proseguire ulteriormente con l’affermazione,
posteriormente addotta per giustificare la guerra, che sarebbe stata dichiarata
in quanto si riteneva che sarebbe durata poco (solo il tempo per procurarsi i
1000 morti occorrenti per sedersi al tavolo della pace). Come se non fosse
notorio che le guerre non durano mai poco. E si sa, quando iniziano e mai
quando finiscono. Ai tempi attuali si potrebbero menzionare anche le
verniciature, presumibilmente, notturne dei treni. Anche dei vetri dei
finestrini. Le biciclette assicurate da incauti ciclisti ecologisti ai pali
stradalie ritrovate la mattina
successiva con danni tali da risultare inservibili. Ed a queste potrebbe anche
aggiungersi la risalita sul traliccio elettrico, un ulteriore NON SENSE… E così la guerra dei NON SENSE continua ancora…
Accompagna il post (per elevarne
possibilmente il tono) uno stralcio del brano musicale “METAMORPHOSIS” di Richard Strauss (inserirlo integralmente sarebbe
stato non conveniente poiché ha durata di 28 minuti) che per molti esperti
musicali sembra essere la parametrazione più coerente del messaggio poetico-
filosofico lasciatoci da Rilke, che
quasi un centinaio di anni prima del filosofo sociologo Derrida, aveva definito la nostra esistenza come la sfera della
caducità cui apparteniamo, la “realtà
del doppio regno”, nel quale la vita e la sua cessazione appartengono allo
stesso modo di essere, assieme alle cose che ci circondano, che, come noi, “del morire vivono”.Nel precedente post
(Metamorphosis) v’è la prima parte dell’omonimo brano eseguita però al piano
dalla eccezionale Bianca Partic. Westwind
Non si tratta di dissacrare Socrate. (Che
addirittura venne fatto santo da Erasmo da Rotterdam che soleva dire: “Sancte
Socrates, ora pro nobis”.) Ha, in parte, imitato un grande filosofo suo
predecessore, che era solito uscire la sera per guardare il cielo. Ed allorchè
ebbe ad inciampare su una buca, fu redarguito dalla sua domestica. Che gli
espresse ironicamente la sua perplessità poichè lui, pur conoscendo tutto del
creato, non si era accorto delle buche esistenti sulla strada. Inimitabile è il
pensiero di Socrate, quando afferma che quando “i conti non tornano” c’è
qualcosa non va nel metodo di indagine. Un principio dal quale è derivato il
convincimento della scienza moderna, secondo il quale ogni regola o legge
scientifica è valida solo “fino alla prova del contrario”. La ragione addotta
da Socrate per giustificare la sua rinuncia alla vitaè quella di non aggiungere all’ingiustizia
della legge altra ingiustizia costituita dalla sua fuga. Senonchè la
possibilità di evitare la morte con la
fuga (rectius : con l’esilio) gli veniva offerta dalla legge stessa, in
alternativa alla morte; e pertanto qualora vi avesse aderito, non avrebbe
commesso alcuna violazione di legge ma vi avrebbe puntualmente ottemperato.
Trattavasi comunque di legge ingiusta, come ritenuto dallo stesso Socrate, e
quando la legge è ingiusta, non è solo ingiusta ma è qualcosa molto di più. In
alcuni casi può portare molto ma molto lontano. Mi sovviene di quella fiaba,
definita impropriamente per bambini, del pifferaio di Hamelin, che con il suono
del suo piffero riusciva ad incantare branchi di famelici topi fino al punto di
farli autoannegare nel fiume limitrofo all’abitato. Trascinando, purtroppo, con loro
anche quei loro amici che non erano per
nulla convinti di doversi aggregare al gruppo.
Discese dal treno. Non era una stazione. Era
una semplice fermata. A 15 km da OMSK. Nella
sconfinata pianura siberiana. Coperta d’erba.Di un verde intenso. Non accelerò il suo
passo. Era gradevole sentirsi carezzare il volto dall’erba alta. Sentirne
l’amichevole, leggero fruscio. Come di benvenuto. Ed eccola. Quella che era
stata la sua casa, di un tempo. Con la sua bassa staccionata in legno,
leggermente inclinatasi per il vento degli innumerevoli anni trascorsi. Anch’essacon le tavole fessurate ed ingrigite. Quando
vi entrò, il cigolio della porta gli sembrò un saluto. Che quasi accompagnasse
quelli che c’erano, una volta. Assieme alla sua compagna di giochi, che adesso
viveva ad Helsinki e lavorava in una fabbrica di cioccolati. Accese la stufa.
Faceva fumo. Evidentemente qualche volatile si era installato nel tubo di
fuoriuscita del fumo, riducendone il tiraggio. Questa notte avrebbe dormito lì
dentro. Tra il fumo e la polvere. Che gli sembravano quasi presenze amiche. Non
voleva perdersi, ancora una volta, lo spettacolo dell’alba. La mattina
successiva. Dell’alba come tanti anni prima. Come se il tempo non fosse
passato. Come se nulla fosse avvenuto. Un’alba
dorata nella sterminata infinità della pianura siberiana.
Replicando ad un lettore che lo accusa di
essere un comunista che non disprezza la ricchezza, Gramellini (su la “Stampa”
del 23/02/012) con la Sua consueta eleganza replica che “nascere ricchi è una fortuna. Diventarlo…è un merito…non si tratta di
una colpa..Ed il fatto di essere valutati dal mercato non rappresenta di per se una vergogna” e non lo urta
che “MONTI abbia i milioni”. Lo
urterebbe “se li avesse rubati e se li
ostentasse”. Bene, quasi tutto.
Tranne il riferimento al “mercato”. Che è uno dei numerosi
feticci ideologici ai quali qualcuno fa finta di crederci anche se (qualora venga rettamente inteso) sostanzialmente non esiste.Se così non fosse, non si spiegherebbe per
quale ragione (trattasi di una
banalissima esemplificazione) la banca corrisponda al correntista un’interesse
sotto zero mentre, in caso di scoperto, ne percepisca un altro di ammontare di
gran lunga superiore. Se a ciò deve attribuirsi un significato, quest’ultimo
non può che essere quello di ritenere che il danaro non ha lo stesso valore per
tutti. Ma, ad es (guarda caso) per le banche ne ha uno maggiore.
Stazione di partenza
forse anche di arrivo
Il viaggio è stato breve,
forse brevissimo;
forse non si era neanche mai iniziato.
Forse è stato solo
il desiderio di partire.