venerdì 6 luglio 2012

Forse è (un sogno di una notte di mezza estate)


Forse è “un sogno di una notte di mezza estate”
Potrebbero essere del Caravaggio (giovanile) i 100 od 83 disegni e dipinti scoperti nel Castello Sforzesco di Milano. Tutto il settore (artistico e no) è già in fibrillazione. Secondo i due ritrovatori (ambedue storici dell’arte) non vi sarebbe dubbio alcuno che siano ascrivibili al Caravaggio. Poiché in tal senso deporrebbe una sorta di DNA artistico, che ciascun artista (compreso il Caravaggio) possiede. Ciò farebbe lievitare il loro valore ad almeno 700 milioni di Euro.

C’è chi però, tra gli altri, dubita fortemente di tale attribuzione. E’ Claudio Strinati, (critico d'arte, uno tra i maggiori conoscitori delle opere caravaggesche).  Per dissipare ogni dubbio interverrà una consulenza tecnica..Già, una consulenza…tecnica.

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giovedì 5 luglio 2012

Dopo "LA TEMPESTA" (W.Shakespeare)


Dopo “LA TEMPESTA” (W.Shakespeare)

 
E’ l’opera dei buoni sentimenti. Delle buone maniere. Dei lieti fini. Delle tempeste che non fanno danni. Sembra a BW che Shakespeare, dopo aver approfondito la realtà dell’esistenza, dissacrandola, intellettualmente, ed evidenziandone tutte le sue contraddizioni, le sue meschinità, le sue doppiezze e quant’altro, abbia scelto di rientrare nel suo guscio umano di vivente, trascurandone le negatività, per lasciarci un messaggio che ci consenta di non voler guardare troppo lontano o troppo vicino o troppo, nelle rispettive interiorità, a noi stessi o troppo agli altri e per non trascurare ciò che non è trascurabile. Cioè il meraviglioso attimo fuggente (meraviglioso forse perché è fuggente) della nostra spesso contraddittoria ed insignificante esistenza.
In effetti “La Tempesta” è considerata una delle ultime opere di Shakespeare, che in precedenza aveva rielaborato la molteplicità esistenziale in tutte le sue prospettive ed angolazioni. Ed il messaggio che ci lascia, con “La Tempesta”, è un messaggio di solidarietà umana, di tolleranza e di speranza. Che non può lasciarci indifferenti. E’ un’invito a non trascurare che, a volte, indagare troppo su tutto, non è un bene. Poiché la verità, è inafferrabile. E le sue varianti sono praticamente…infinite..

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IL PIATTO (?) PIANGE


Il piatto (?) piange

 
Scrive Arturo Pagnacco su “La Stampa” (del 5/7/12) che lo Stato, nel Suo complesso, costa troppo. Infatti spende ogni anno 800miliardi di EURO… il che significa che ogni cittadino “deve restituire mediamente in forma di tasse oltre 13.000 euro all’anno”. Ci vuol poco a capire che è troppo. C’è, a questo punto, da prefigurare una speranza ed al tempo stesso un augurio.  Che la calcolatrice, con la quale il sig. Pagnacco ha fatto i suoi conti, funzioni male. O che quest’ultimo abbia commesso qualche errore. Se così, malauguratamente non fosse, vorrebbe dire che un Paese, come il nostro, chè tra i più buonisti,, i più esportatori di democrazia ed i più industrializzati del mondo (così una volta si diceva) avrebbe una struttura dal costo troppo elevato (e forse, per così dire, impagabile).

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mercoledì 4 luglio 2012

E SE FOSSE TUTTA UNA FAVOLA ?)


E SE FOSSE TUTTA UNA FAVOLA ?

(e se la favola fosse vera ?) All’inizio c’era il caos.  Ed adesso invece no (?).

Notizie del giorno (dai quotidiani nazionali):
Sforbiciata alla sanità. Negli ospedali spariranno 18 mila posti letto. Ma perché ? I malati sono guariti?
Secondo BERSANI Monti sarebbe una risorsa del Paese. Secondo il Paese no. (dalla “Stampa” del 4/7 us, pag 3)
Impossibile bloccare le tariffe dei servizi (anche se solo per 18 mesi). Il blocco dei prezzi, ad es. sul fronte dell’energia, impedirebbe di far scendere i listini a fronte delle quotazioni del greggio (attualmente in discesa).
FINI: “Se c’è VENDOLA non ci stiamo ! “. (Ma non se ne comprende la ragione.).
Tagli ai maxi stipendi degli alti dirigenti. Sono, attualmente, nel mirino della Consulta. Poiché sembrerebbe siano tagli incostituzionali. (Il “Diritto” è, evidentemente, una “tecnica” alquanto sofisticata. Alla quale non possono metterci le mani tutti. Come sembra stia avvenendo).

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martedì 3 luglio 2012

DIABOLICHE VARIAZIONI (L.Tolstoi)


DIABOLICHE  VARIAZIONI  (Tolstoi)

Variazione 1 – Si vide in terra, mentre un fiotto di sangue scuro e caldo sgorgava dalla ferita alla tempia. Il revolver con il quale si era suicidato era poco distante dal suo corpo. Nessuno sembrò addolorarsi troppo per l’accaduto. Neanche la suocera.

Variazione 2 – Tolse di tasca il revolver e sparò all’amante, nella schiena. Uccidendola. A coloro che sopraggiunsero ebbe a precisare : “Non è stato un incidente…volevo proprio ucciderla”. Venne giudicato da una giuria popolare. In un’epoca di maschilismo trionfante, venne condannato a nove mesi di reclusione ed a un mese di penitenza ecclesiastica, in un monastero.

Nel racconto ( “Il diavolo” di Tolstoi) si narra di un possidente terriero della Russia zarista, che,dopo il matrimonio, non riesce a liberarsi di una precedente amante, di cui era follemente invaghito. Tolstoi propone, nel racconto, due variazioni conclusive della vicenda. Ma, secondo BW, nessuna di queste avrebbe soddisfatto il protagonista. Desideroso, a tutti i costi, di non essere assimilato ad un malato di mente. Poiché, conclude l’autore del racconto, “ se Evgenij Irtenev era un malato di mente nell’attimo in cui commise il delitto, allora lo siamo tutti ed in particolar modo quelle persone che vedono negli altri i segni di una pazzia che non arrivano a scorgere in se stesse”.

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lunedì 2 luglio 2012

Cornetto e cappuccino (Moravia)




LE LUCI DI ROMA (Moravia)

Arrivava, ogni giorno, nel bar di Largo Torre Argentina. Ove il titolare le offriva, ogni volta, quattro paste con la crema ed un cappuccino. Erano il suo pranzo e la sua cena. L'unico pasto della giornata. I suoi familiari gestivano una trattoria. A C., nella provincia di Roma. A chi le chiedeva perchè fosse venuta a Roma, rispondeva : “Perchè dove mi trovavo non c'era vita. Qui a Roma ci sono i negozi, cinema, i bar. Le strade sono piene di gente . Vi sono le luci. Tante luci.”Una volta uno dei baristi del locale dovette intervenire per far cessare le intemperanze di un cliente verso la ragazza. Dopo questo episodio il barista venne licenziato. E la ragazza non si fece più vedere nel locale. Era tornata dai suoi familiari a C. Il barista trovò un'altra occupazione. Che lo portò a transitare per C. Ove rivide la ragazza. Che, appena lo incontrò, gli disse : “Chi non more se rivede !”. Ed al termine del loro incontro gli disse :” Non ci crederai ma se trovo l'occasione di tornare a Roma, me ne vado.” “ Ma perchè ?” chiese lui. E lei “A Roma, quando si esce la sera per le strade vi sono tante luci...tante luci...”(al neon).


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domenica 1 luglio 2012

L'appartamento (ogni cosa al suo posto)




Il rumore è vita  (per orecchi “esercitati”)

Vi farò visitare un appartamento “facsimile” “ disse il geometra alla giovane coppia. In ricerca di un alloggio. “Questo è un piccolo ingresso”Disse loro il geometra.” Molto piccolo. Senza finestre. Ma a che serve qui la luce esterna ? Tanto è solo un disimpegno. Non ci si trattiene mai per molto”. “Ecco le altre stanze”. Ogni parete era affrescata di un colore diverso. “Serve” disse il geometra ” per dare allegria. Dato che fuori non è possibile essere allegri. (La crisi durava infatti da molto tempo. Da qualche anno. Nonostante fosse stato assicurato che era un fenomeno passeggero e comunque positivo. Perché, come si sa, dopo la crisi sopraggiunge la ripresa come dopo la bassa marea sopraggiunge l’alta marea).. “Questa è la stanza da letto. Il baldacchino nasconde il letto. La luce è tenuta, volutamente, bassa per dare carattere di intimità all’ambiente. Quando si torna a casa si deve avere la sensazione di trovarsi in un night club. L’apparecchio stereofonico non ha la possibilità di regolare il volume. Quest’ultimo ha sempre tonalità elevate. Come è di moda adesso. Nelle discoteche”. “Il caminetto è finto “ aggiunse “Così si evita la noia di doverlo accendere. E si risparmia energia (eco compatibile)”. “Avrete notato che alcune finestre sono molto panoramiche. E consentono di abbracciare visivamente l’interno degli altri appartamenti. Posti dirimpetto. E poiché la distanza è cosa ci si fa dentro. E’ anche un controllo che da sicurezza. E che poi accresce la gradevole sensazione di vivere in una comunità. La gente non vuole isolarsi. Avrete notato che le case di vacanza, anche quelle  poco costose e poste  in località deliziose ma isolate non le vuole più nessuno ? Poiché ad esse si preferisce la promiscuità dei campings, la confusione dei villaggi turistici, delle rulotte affiancate l’una accanto all’altra, del fumo delle grigliate all’aperto. Del vivere a contatto di gomito ?”. “Ti piace ?” chiese il giovane alla ragazza “A me si” rispose questa”. “Ecco, proseguì il geometra,  questa è la stanza della domestica. Le dimensioni sono ridotte (come anche quelle delle altre stanze) ed è una stanza sostanzialmente simbolica. Poiché oggi è impossibile trovare una domestica Comunque se doveste trovarla vi consiglierei di scegliere  una di taglia non superiore al 42, perché si possa muovere con una certa facilità.” “I muri sono solidi ?” Chiese il giovane. “Perché, interloquì il geometra, pensa di dover sostenere un assedio ?”. “No, rispose il giovane, ma io desideravo una casa vera. Diversa dalle case di oggi, che danno la sensazione che non vi si possa fare nulla di serio. Come lavorarci, studiarci, ammalarvisi,, partorire, isolarcisi, morire….”. “ Non sono d’accordo, rispose il geometra, la casa deve dare una sensazione di gaiezza. Le nostre case e tutte le altre, quelle di oggi, devono sembrare come se fossero piccoli bars, piccole discoteche, piccoli ristoranti e quan’altro. Per lavorare e studiare vi sono scuole ed uffici. Per la vecchiaia vi sono case di riposo. Anche se non sono il massimo, non si può ignorare che, in fondo, la vecchiaia è l’anticamera della morte.  Per l’infanzia abbiamo gli asili nido e gli istituti statali di accoglienza. Per ammalarsi, isolarsi, ammalarsi ed eventualmente morire, abbiamo gli ospedali. Trattasi comunque di problematiche e di incidenti di percorso che non devono turbare la vita sociale, alla quale devono considerarsi del tutto estranei” “Ma io, disse il giovane, vorrei una casa vera. Ove ospitare i miei nonni, una zia che non ha trovato marito, e due figlioli di una mia sorella defunta. “ Mi dispiace veramente, gli rispose il geometra. Case di questo tipo non ne abbiamo. E lei non le troverà mai. Ha evidentemente gli occhi rivolti al passato. Un passato che non è più.  Perché è definitivamente….passato.

Lo spunto del post mi è stato offerto dal racconto di Ennio FlaianoL’appartamento campione”, opportunamente modificato e rimaneggiato da BW

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