Non sulla
via di Damasco, ma su altra e – a dir poco – più tranquilla, un autorevole
articolista de “La
Stampa” di Torino (dell’11/4/011) sembra favorevolmente folgorato
dallo spostamento della produzione IKEA dall’Estremo Oriente alla “Padania detrottizzata”. Se questo è
vero (e vero lo è, vista l’autorevolezza
della fonte) la notizia non ci fa toccare il cielo con il dito. Secondo l’articolista
ci si dava per spacciati. Ed invece…..Pare infatti che nessuno sappia fare i
rubinetti come noi. Ed i cassetti della cucina. Ed i giocattoli per i bambini (a
norma rigorosamente EUR) Pur riconoscendo che “ la qualità sanno crearla
anche gli altri ed anche la produzione in serie “ ma “la qualità in serie” osserva l’articolista, “ quella rimane una
specialità della casa”. Evviva ! Siamo, come al solito, “ i mejo” !E non solo come navigatori, poeti e quant’altro…(
e per il “quant’altro” pregasi consultare il “palazzo della cività romana”, all’EUR di ROMA).
Il post
viene accompagnato da un brano video musicale di successo (del “Cile”). Non
lasciatevi sfuggire la parte testuale (tutta) che è un flash realistico della
situazione. Specie dove vi si afferma che “qualcosa
è sbagliato “ (affermazione del “Cile”). Ma
forse quasi tutto. (Secondo WW).
(trad del cartello di protesta “Non sono veramente
liberi coloro che già ritengono di esserlo” Goethe)
Michele
Campanella. Uno dei pianisti più apprezzati
in Italia ed all’estero. Riconosciuto come il maggior interprete e
sensibilissimo cultore di Liszt. Ha, meglio di altri, saputo associare alla Sua eccezionale dimensione musicale quelle
della libertà e dell’umanità, intese come congeniali e necessariamente compartecipi
dell’esistenza in vita. L’intervista che accompagna il post ne è una, anche se non adeguatamente completa,
riprova.
“La musica scritta è lettera morta
se non la si fa rivivere” M Campanella.
“Quando ci si siede al piano, si è liberi. …La libertà è un dono prezioso che
viene dal talento e dalle opportunità della vita. Ma va meritato, conquistato,
coltivato….Questa libertà dovrebbe permetterci di provare e di trasmettere
amore..E’ una immensa fortuna saper suonare, ci fa sentire felici di essere
vivi…Ti accorgi di essere libero ad un livello che in pochissime altre attività
umane è concesso sperimentare…..” M.Campanella.
E’ una MARCIA TRIONFALE superba. La richiesta di
inserirla in uno dei miei post era contenuta nel commento (che ho letto solo recentemente)
al post MALIA (che contiene un
brano video musicale meno trionfalistico).Anche l’esecuzione (niente affatto “fracassona”) è piuttosto
apprezzabile, trattandosi della “Scala”, della quale si fa, per così dire, quasipeccato a non parlarne bene.
…ma si sogna anche quando si è desti ?
E’ questo un quesito che per “Il
principe di Homburg” (l’omonimo dramma di Heinrich , dal quale è stata
tratta l’opera lirica Der Prinz von Homburg di Hans Werner Henze con testo di Ingeborg Bachmann e l’omonimo film di M. Bellocchio) non è stato ancora
risolto. In effetti si tratta di un problema esistenziale ( con riflessi
psicanalitici) che riguarda tutti noi. Ed, ontologicamente, la nostra stessa
esistenza. Il principe, forse, non era completamente in sè, quando, la notte
precedente, gli vennero impartite le direttive per la battaglia del giorno dopo
contro gli svedesi. Contravvenendo a tali ordini, lanciò i reparti di
cavalleria di cui era al comando anticipatamente rispetto a quanto gli era
stato ordinato. E per tale ragione vinse
la battaglia e sbaragliò gli svedesi. Ma le leggi (specie quelle militari)
sono ferree ed inderogabili. E la sanzione prescritta, per tale suo
inadempimento era la pena di morte. Gli venne però offerta la possibilità di
aver salva la vita se avesse dichiarato che la condanna era ingiusta. Ma
rifiutò tale soluzione. Gli sarebbe sembrato di violare la legge ed il proprio
codice d’onore. Sentiva che le leggi vanno rispettate. Anche se, in alcuni
casi, ingiuste ed antiumane. La circostanza di non essere in se. Di stare in
una situazione di sognante sonnambulismo (sindrome di cui era affetto) non
poteva esimerlo dal subire la pena prescritta. E’ quello che gli aveva
ricordato lo stesso Grande Elettore, dopo la condanna: “Non è nei sogni che si conquista la gloria !”. Questo gli aveva
ricordato il Grande Elettore.Decide
quindi di rinunciare all’opportunità di salvarsi. Forse la conclusione del
dramma è anch’essa un sogno. Condotto nel luogo che riteneva fosse quello dell’esecuzione
e tolta la benda che gli copriva gli occhi, si accorge che quello è il luogo
ove si celebrerà il suo matrimonio con Natalia, la sua amata, ed alla presenza
della Corte imperiale al gran completo. L’opera di von Kleist venne elaborata fra il 1809 ed il 1811 e pubblicata
postuma solo nel 1820, dopo che l’autore si fu tolto la vita ( nel 1811)
assieme alla sua compagna Henriette Vogel, nelle gelide acque del Wannsee, nei
pressi di Postdam. Ed è incredibile che la tormentata esistenza di von Kleist, caratterizzatada una costante rivolta contro gli
autoritarismi di ogni specie, abbia avuto letterariamente termine con il “Principe D’Homburg “che è,
sostanzialmente una esaltazione dell’autoritarismo e della più assoluta e
sovrumana obbedienza agli ordini ricevuti. Il dramma godette di una discreta
popolarità nella Germania nazista. E se ne comprendono le ragioni. L’ambiguo
finale del dramma vede il Principe di Homburg che non riesce a credere di
essere ancora vivo e chiede se si tratti di un sogno. “Un sogno e cos’altro ?” gli viene risposto.
Resta solo , ontologicamente, da chiarire se, a volte, anche la nostra vita è
un sogno, anche quando siamo desti. La risposta ce la facciamo dare dalla brava
cantante italo tedesca Lisa Del Bo, con il brano video musicale Vaya con Dios, mentre naviga su un battello
d’epoca sulle splendide acque del mar Baltico.
Sono due amici. Che si dividonoquel poco (e quel molto) che essi hanno. La foto ritrae una dimensione
che non è solitamente congeniale alle presenze(cosiddette) evolute. Ma che potrebbe essere coerente con quella che dovrebbe
essere la dimensione diqueste festività
pasquali. Buona Pasqua a Tutti !
CAROLINA KOSTNER. Ha superato Se stessa. Dando il massimo. Di
Se stessa. Ha, con il Suo exploit, valorizzato l’umanità intera. Mostrando che
con l’impegno personale. Con la perseveranza. Con il sacrificio. Ed anche con l’assenza di
sponsorizzazioni e sostegni di qualsivoglia specie si può superare se stessi,
rendendo di ciò partecipe implicitamente, ciascuno di noi. In quanto ciascuno
di noi, chi più chi meno, potrebbe dare il massimo. Di se stesso. Il suo massimo..
Grazie Carolina !