martedì 10 gennaio 2012

FRASI MOZZE


IL POST DELLE FRASI MOZZE

Il passato è già iniziato…?
Scherza con i fanti…
De minimis…
Iniziano le prese di distanza:
Ironia sì…sobrietà sì…però ciò può far breccia solo su una elite…
La legge elettorale “ nella normalità della vita politica” spetterebbe ai partiti…
La ricchezza è un valore….(se è tutta “pace e bene”)…
La RAI è “una forza nel panorama culturale e politico italiano….(ma davvero ?)
Liberalizzazioni…Via in 10 giorni… (ovvero la realtà romanzesca).
“L’uomo torna in sartoria” (meno male ! Speriamo solo che non sia reso obbligatorio il doppio petto !).
Le previsioni di Marchionne erano sbagliate. La Fiat/Chrysler non potrà vendere  negli Usa 50.000 fiat 500 nel 2012 ma ne venderà solo 30.000. Parola di Marchionne…Le famiglie numerose dovranno aspettare ancora (Speriamo che non si sia sbagliato anche questa volta…)
Speriamo che me la cavo…(Chissà. Tutto  può essere).
(Le frasi mozze sono state desunte da riflessioni contenute in editoriali di alcuni quotidiani e che sarebbero rappresentative degli umori della collettività nazionale).

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Westwind 

lunedì 9 gennaio 2012

LUCI E ZONE D'OMBRA


LUCI  E  ZONE  D’OMBRA

In effetti uno dei principi che sembrano regolare la nostra attuale esistenza è (oltre al principio di indeterminazione) il principio di contraddizione. (Ciò in attesa che, nel nostro prosieguo, si chiarisca eventualmente che tratterebbesi di una contraddizione inesistente. Che sussiste esclusivamente poiché ci è stato attribuito, nella nostra esistenza terrena, solo la capacità di vedere poco….molto poco. Escludendo in questo “poco” le ragioni effettive e la struttura di ciò che scorgiamo). DERRIDA fa, per così dire, a mani basse, costante applicazione del suddetto principio (di contraddizione).  Per Lui “si è veri filosofi solo non essendolo”. (E, secondo WW, ci riesce benissimo). “Si è filosofi….solo facendo i distruttori della filosofia”. A tale teoria è stata attribuita la denominazione di “decostruzione”. (dei concetti, delle teorie filosofiche e non solo). La tecnica è questa: si prendono due o tre parole, e ci si realizza un gioco nel quale si fa ricorso al sofisma. Per evidenziare che ciò che tali parole rappresentano è del tutto inesistente o completamente diverso da ciò che vorrebbero indicare. E così le dicotomie natura/spirito, corpo/anima, essere /divenire si trasformano in qualcosa di diverso o di inesistente. In conseguenza della loro dialettica e reciproca contraddittoria ma irrinunciabile interdipendenza.  Che non le fa veramente antitetiche, poiché l’una non potrebbe concepirsi se non esistesse l’altra. Infatti lo stesso “essere” (al presente) non potrebbe concepirsi  se non ci fosse, in sua contrapposizione e delimitazione, anche il “divenire”. Ma in tal caso l’essere non esisterebbe, in quanto conterrebbe in sè (in un rapporto di inevitabile interdipendenza)  anche il “divenire”. E la stessa sorte toccherebbe anche a quest’utimo. Nichilismo assoluto. In tal modo anche la nostra stessa esistenza risulterebbe annullata. Infatti, come sostiene Derrida, la nostra vita è un continuo misurarci con l’idea della nostra fine. E quindi nel nostro essere in vita è già presente una forma di mortalità. Prima ancora che quest’ultima intervenga. Conseguentemente se la nostra mortalità fa parte della nostra vita e se con essa ci misuriamo costantemente ciò significa che vivere e filosofare è, in sostanza, un’imparare a morire. Che costituisce premessa fondamentale per imparare a vivere. Questa teoria  (e tutte le precedenti) fanno venire alla mente il sofisma di Achille e la freccia, con il quale Zenone ritenne di dimostrare l’inesistenza del movimento. E dai “Promessi Sposi” interviene anche Don Ferrante, (reclamando, in ordine a ciò, una specie di primogenitura) poichè, nonostante avesse dimostrato l’inesistenza della peste, ne venne ugualmente colpito. A questo punto potrebbe farsi entrare in scena PIRANDELLO con la sua battuta finale del “Così è ( se vi pare)” : “Ed ecco, Signori, così parla la verità” (volge attorno uno sguardo di sfida derisoria) “Siete contenti ?” (scoppia a ridere) “Ah !, ah !, ah !...”

L’immagine che accompagna il post potrebbe anche significare che…..non è tutta luce quella che brilla… (in effetti vi si intravedono molte zone d’ombra…piuttosto scure).

Westwind 








domenica 8 gennaio 2012

Com'era bello il "VITELLO D'ORO" !


Com’era bello il…”Vitello d’oro” !

Nel 1975 (si era nell’estate) Richard Nixon annunciò la cessazione della convertibilità del dollaro in oro. Ormai era lo stesso dollaro che doveva considerarsi oro. E che diventava la base garantistica di se stesso. Come disse lo stesso Nixon :” L’oro ce l’avrete nelle vostre tasche !”. Cioè la carta moneta non era più rappresentativa di una ricchezza reale, ma solo della fiducia collettiva che fosse la parametrazione di tale ricchezza,(vera o presunta) frutto del lavoro e dei sacrifici della gente. (Non venne mai rivelata l'inconfessabile ragione di tale innovazione). Ovviamente tale riforma non poteva che consentire giochi d’artificio finanziariamente creativi. Determinando quell’oscuro orizzonte che attualmente  ci  attende (non abbiamo altra scelta). Comunque era (quasi) bello….quando si adorava il vitello d’oro (e non esisteva lo spread) ! (Ovviamente, non prendetemi sul serio…). L’immagine è l’adorazione del vitello d’oro  di N. Poussin.
Westwind 

sabato 7 gennaio 2012

UN FILOSOFO (mediatico ?) (J.DERRIDA)


Un filosofo (mediatico ?) (Jacques Derrida)

Si è fatto strada a colpi di filosofiche gomitate. Facendo –teoricamente – piazza pulita di tutte le precedenti filosofie ( da Socrate in poi, non escludendo neanche Heidegger, Husserl, Marx, Freud e tanti altri) mediante una enorme molteplicità di pubblicazioni, il cui tenore è, molto spesso, di difficilissima o impossibile interpretazione. Evitando la sintesi, quando sarebbe stata opportuna, e largheggiando in prolissità, quando non sarebbe stata necessaria. Il risultato incontestabile è quello di far aumentare ancora di più la confusione. Ma pochi, nel campo filosofico ufficiale,  hanno evidenziato quanto sopra “apertis verbis”.  Ciò secondo la prassi vigente da tempo immemorabile nell’ambito dei cattedratici. Senza voler minimamente tentare delle comparazioni (che risulterebbero fuori luogo e contestabilissime) è il caso di ricordare che anche EINSTEIN, per quanto riguarda la teoria della relatività, subì un analogo tentativo di mordacchia. E fu solo se era un modesto impiegato all’Ufficio Brevetti di Berna (dunque non un cattedratico) se la sua teoria della relatività ebbe a vedere la luce. Ma non fu per questa  teoria che non pochi anni dopo gli venne assegnato il premio Nobel ma per un’altra teoria, di marginale rilievo. Si potrebbe anche ipotizzare, non senza una punta di malizia, che DERRIDA potrebbe essere considerato come uno dei non rari prodotti “culturali” di quella che è stata definita ”industria culturale” ispirata al principio che l’importante nel campo editoriale è lo stampare e diffondere, il resto….verrà da se. E’ un principio coerente con quello (male interpretato e distorto) di Keines. Secondo il quale l’importante è creare l’offerta (cioè produrre) anche se non c’è domanda. (Quest’ultima in seguito, inevitabilmente, verrà). Principio questo che ha portato l’Occidente all’attuale situazione di crisi e dal quale sembra che tutti prendano le distanze, anche se, in via di fatto, tutto continua come prima (e forse peggio….).(SEGUE in altro post)

Westwind 








venerdì 6 gennaio 2012

IRONICHE SERIETA’
Se l’articolo di fondo di GRAMELLINI (sulla “STAMPA” del 6/1/12) fosse stato un brano musicale, WW avrebbe detto che era “un balsamo per le sue orecchie”.  Dato che brano musicale non è, deve limitarsi ad osservare che il predetto testo è tutto giocato sul filo di lama dell’ironia. Asettica, garbata, senza malanimo (cioè non maleodorante). La vicenda, se si può definire tale, riguarda la battuta di CALDEROLI che (per modo di dire) accusava il Premier di aver consumato il cotechino di S. Silvestro a palazzo Chigi, assieme alla famiglia. Abilitando pertanto il Premier a replicare prendendo “elegantemente per i fondelli il persecutore” e  specificando la lista dei negozi ove, in relazione al pasto di S. Silvestro, la moglie aveva fatto la spesa. Ritiene GRAMELLINI che questa volta la “mira” del persecutore sia stata “scentrata”. In quanto  tutto si potrà dire sul Premier, compresa l’asserzione (è sempre il pensiero di GRAMELLINI questo) “che appartiene alla setta di banchieri e vampiri ammesso che sia ancora possibile cogliere la differenzatranne che recriminare sulla Sua sobrietà, che è del tutto fuori discussione. WW ha sempre avuto problemi con l’ironia. Che pochi apprezzano ed approvano. Ma che, secondo WW, è una forma evoluta di espressione, propria di una società civile. Ciò quando è leggera e non è caratterizzata dal malanimo. C’è però c’è chi non la comprende affatto. Come accaduto a WW (nel ginnasio/liceo Visconti a piazza del Collegio Romano) ove a suo tempo ha dovuto pagare, per così dire, il pegno. Con il professore di educazione fisica, fascista dalla testa ai piedi. Costui si rammaricava perché nell’atteggiamento di WW riteneva di scorgere una qualche ironia. E, non potendo fare altro, lo rinviò ad ottobre in educazione fisica. (Ovviamente ad ottobre, con altro insegnante, l’esame venne superato….WW  non ricorda se….a pieni voti). Dopo la caduta del fascismo l’educazione fisica venne accantonata, poiché, evidentemente, si riteneva troppo compromessa con il defunto regime.  Venne sostituita dall’insegnamento della chimica. Il professore di educazione fisica continuò pertanto ad insegnare. Non più educazione fisica ma chimica. Venne cioè riciclato, come tanti altri, che occuparono però ben diverse posizioni.
Il post attuale è però troppo scherzoso ed anche alquanto ironico. La prossima volta WW tenterà di correggersi. Anche se non crede alla SERIETA’ che, a volte, è solo apparenza…(anche se si può sempre decriptare, quando ne è il caso…)
Accompagna il post una foto quiz…, sulla quale potremmo trovarci (questa volta, non ironicamente) tutti d’accordo.
Westwind 




giovedì 5 gennaio 2012


PALLONCINI COLORATI   (Kafka, “il  Processo”)

Apparenze allucinanti, eventi improbabili, colpe mai commesse ed imprecisate,condanne senza giudici. I miti, le fiabe, i personaggi mitologici, le leggende a volte non esprimono solo le apparenze. Ma qualcos’altro, qualora ne venga effettuata la decriptazione. Meglio conosciuta con il termine, ad avviso di WW, inappropriato di decostruzione anziché con quello più  congeniale di destrutturazione (poiché non si tratta di demolire edifici). Appartengono alla schiera di coloro che hanno utilizzato tale tecnica eminenti artisti, scrittori, scienziati. Tra i tanti, Husserl, Heidegger,  Pirandello, Shakespeare, Hegel, Freud, Marx e lo stesso Kafka.  Il “Processo” di Kafka (che è diventato spettacolo al teatro “Vascello” di Roma) vuole esprimere qualcosa di diverso dalle sue apparenze. Che non può rivelare “apertis verbis”. Solo così l’opera potrebbe avere un senso e non apparirebbe solo una stranezza del suo autore.  Lo conferma Primo Levi che, ad avviso di WW,  è stato uno tra i migliori traduttori dell’opera. Precisando, nella introduzione all’opera, che la continua utilizzazione, da parte dell’autore, dei termini di : sembrare, verosimile, probabile, intravedere, accorgersi, come se, apparentemente, simile e quant’altro evidenzia che il testo “dipana instancabilmente vicende in cui nulla è come appare”. E cioè vuole nascondere qualcosa. Ad es. il distratto, irresponsabile, cieco, assoluto autoritarismo e strapotere imperante nella collettività ceka dell’epoca. Qualcosa di analogo ha interessato, qualche anno dopo, uno stato limitrofo (e lo stesso Primo Levi ne ha fatto, a suo tempo, le spese). Questa è solo un’ipotesi, tra le tante. Non v’è certezza. Non v’è mai certezza…..

Westwind 








mercoledì 4 gennaio 2012

(Non toglieteci almeno il) cappuccino ed il cornetto


(Non toglieteci almeno il) cornetto ed il cappuccino

GRAMELLINI (nel Suo articolo di fondo su “La Stampa” del 4/1/12) si impegna nello sfondare una porta praticamente aperta. Quella del ripudio della violenza. Anche se è una reazione ad una ingiustizia. Anche se, eventualmente, provenga dallo Stato. Da EQUITALIA. E ritengo che  in ciò sia all’unisono con (quasi) tutti gli italiani. Essere ITALIANI significa, come è ovvio, appartenere alla nazione ITALIA. E sentirsi legati ad un vincolo  se non di affettuosità (poiché ciò sarebbe un chiedere troppo) almeno di non estraneità con ciò che è rappresentativo della nazione ITALIA (compresa EQUITALIA).  Ciò è messo sicuramente in forse quando i servizi forniti dallo STATO non sono l’ideale (è questo solo un eufemismo; GRAMELLINI li definisce PESSIMI).  Occorre pertanto ripristinare, almeno, un rapporto di  NON ESTRANEITA’  tra i cittadini e lo STATO. E quest’ultimo faccia la sua parte. I cittadini non tarderanno a fare la loro. Questa non è una previsione. Potrebbe essere (forse) solo una speranza….
Westwind